mercoledì 27 dicembre 2017

sabato 25 gennaio 2014

martedì 11 dicembre 2012

martedì 11 maggio 2010

Lecchini e giullari di Corte





Lecchino va bene, e in fondo sono cazzi suoi. Ma il fatto che fondamentalmente sia un cretino non lo giustifica per la strafottente tracotanza con cui attacca persone  che rischiano le palle 24 ore al giorno. Per aver scritto un libro, per parlare alla radio, o  semplicemente per dare per scontato che la legalità e la dignità umana siano assunti da non mettere in discussione, in nessun caso e a nessun prezzo.
Se Emilio Fede va a mangiare una pizza al massimo gli tirano dietro i pomodori o si becca qualche insulto. Se Savaino va in una pizzeria c'è la forte possibilità che la facciano saltare in aria. Lui, la scorta e avventori vari.
A Fede probabilmente vari padrini e simildelinquenti gli offrirebbero tartine di caviale, e lo terrebbero in considerazione come il giullare di corte. Ma i giullari oggi evidentemente fanno comodo, e certe volte più di una calibro 38.
Di Saviano, di Peppino Impastato, degli uomini liberi invece hanno paura, e pure tanta, e li vogliono morti o meglio sputtanati dai vari giullari di cui sopra. L'apoteosi sarebbe sputtanati e poi morti.

Ci fosse un Saviano per ogni cento Fede questo sarebbe un paese migliore.

lunedì 22 marzo 2010

Il gioco più veloce del mondo di A. Baricco, 1994

Non so chi se n’è accorto: ma han fatto in Italia i mondiali di hockey su ghiaccio. Un notizione, per canadesi, svedesi, fiinlandesi e nordici vari. Non per gli italiani. Che l’han presa come, mi immagino, gli allevatori del Wisconsin prenderanno i mondiali di calcio in USA, a giugno: “Vuoi dire che non possono prendere la palla con le mani? Ma va”.

In realtà l’hockey è uno sport di bellezza esagerata e, in definitiva, il non poterlo giocare rappresenta una delle poche ragioni per rammaricarsi di non vivere in un paese in cui fa un freddo maiale e il sole tramonta alle tre e mezzo.

L’hockey è velocità, leggerezza e violenza. Strano mix. L’hockey è l’unico sport in cui giocano così veloci che a un certo punto non sai più dov’è la palla (che poi è un disco, topo rotolo di nastro adesivo da elettricista).

E’ l’unico sport in cui mezza squadra esce dal campo e mezza entra senza neppure fermare l’azione. E’ l’unico sport in cui marcantoni da cento chili volteggiano su due lame da nulla e sembrano ballerini, e lo sono, fino a quando non decidono di spalmare l’avversario contro le sponde di plexiglas, e allora diventano bufali in picchiata, e non è nemmeno fallo, mai.

Dato che il ghiaccio è duro e gli avversari anche, volteggiano non in tutù, ma imbottiti come omini di Michelin, con un caschetto in testa e gommapiuma dappertutto. Si distinguono, nel curioso look, i portieri: immobili come batraci, se ne stanno davanti a una porta poco più grande di loro, completamente bardati da capo a piedi che sembrano i cavalli nelle corride: se ne stanno lì e aspettano che il disco, a cento all’ora, li colpisca da qualche parte, faccia compresa, e quella la chiamano “parata”. Ogni tanto, quel piccolo proiettile nero trova spiragli invisibili e va a gonfiare la rete, alle loro spalle. Altre volte decolla impazzito e schizza tra il pubblico: e lì i casi sono due: o sei cretino, te lo prendi in fronte e finisci in ospedale, o sei un tifoso di hockey, lo prendi al volo, e poi lo tieni nel cassetto, e ogni occasione è buona per tirarlo fuori, e “guarda un po’ qui”, anche se gli altri non ci crederanno mai, ma tu sai che è vero.

Con la segreta speranza di portarmi indietro qualcosa da mettere nel cassetto sono andato a vedere la finale, domenica, Canada-Finlandia, Forum di Assago, 9.000 spettatori, sala stampa rutilante idiomi incomprensibili, spalti rutilanti di tifosi scandinavi, birra a fiumi. Canadesi favoriti, finlandesi a sorpresa. Zero a zero alla fine del primo tempo, zero a zero alla fine del secondo: i due batraci si sono presi il disco dappertutto, faccia compresa, senza fare una piega. Reti inviolate, come si dice.

Il Baggio della situazione è tal Luc Robitaille, un canadese che si fa i miliardi giocando tra i professionisti statunitensi, con i Kings di Los Angeles. Capelli lunghi dietro, faccia d’angelo, propensione a scansare le risse e a giocare di fino. E’ lui che, quando i finlandesi riescono a infilare un golletto, scende in campo, stacca un paio di eleganti figure da pattinaggio artistico poi al primo disco che gli capita, guarda negli occhi la difesa finnica, la infilza con un chirurgico assist e costringe al gol un compagno dal nome sublime: Brin-d’Amour. Uno a uno. Tempo supplementare. Rigori. Che non sono come i nostri: sono molto peggio. Si parte da metà campo, palla al piede (traduco in footbalese), si va incontro al portiere e alla fine si cerca in qualche modo di uccellarlo. Una perfidia psichica: perché hai molto più tempo per pensare “Lo tiro alto, lo tiro basso, a sinistra, no a destra, tanto lo sbaglio perché sono un pirla” ed è chiaro che poi lo sbagli. Sbagliano due volte, i finlandesi, e sembra fatta.

 Ma sbagliano due volte anche i canadesi e alla fine dei cinque rigori regolamentari il tabellone dice tre a tre: un’agonia. Affogata nella sovrana indifferenza di un’Italia a cui non glie ne frega niente, quelli stanno facendo una cosa tipo Italia Germania 4 a 3: roba da mito. Si va avanti ad oltranza: chi sbaglia per primo, perde. Il giornalista di fianco a me, finlandese, stacca curiosi mugolii di sofferenza constatando con occhi da bovino triste che ha finito le unghie da mangiare. Sotto di me, in panchina, il coach canadese, tal Kingston, assiste impassibile, continuando a prendere appunti come se stesse raccogliendo le ordinazioni per il tè. Evidentemente privo di un sistema nervoso. Esce dalla gabbia Baggio-Robitaille. Lui contro il batrace finlandese. Come in un western. Una finta, una seconda, il batrace finisce culo a terra, il disco si infila.

 Torna in panchina, Baggio, ed è come il Tardelli del Mundial, un urlo lungo un secolo. Il finlandese che risponde si chiama Nieminen. Una finta, una seconda, il batrace canadese non si sposta di un millimetro. Tira, Nieminen: e se lo ricorderà per una vita quel disco che schizza maledettamente fuori, fine della partita, fine del sogno, mezza Finlandia che lo manda in mona (monen, immagino). Musica a palla e canadesi a far gruppi laocoontici tra caschi, bastoni e guantoni che volano. In un angolo il vecchio Kingston continua a prendere appunti. “Due tè al latte, un croissant, una mousse, abbiamo vinto diobbuono, una cioccolata con panna…” Mitico.

domenica 21 febbraio 2010

domenica 14 febbraio 2010

La Lega continua dimostrare che sono solo degli ipocriti e dei buffoni






Governano questa città da 20 anni, e non sono stati e continuano a non essere in grado di gestire immigrazione e di far rispettare la legalità.
Quartieri ghetto come quello di via Padova, li hanno creati loro: si chiama urbanizzazione, ma forse è una parola troppo lunga per Renzo Bossi e la gentaglia che gli sta dietro.
Non sono in grado di risolvere problemi, e questo è un dato di fatto,  ma evidentemente non vogliono. Sennò non avrebbero alcuna ragione di esistere, e hanno sempre dimostrato di essere attaccati alle loro sedie peggio dei democristiani dei bei tempi!
Non è la prima volta che capitano cose del genere, e non sarà purtroppo l'ultima.
Ci sono altri quartieri ridotti a casbah (Via Pellegrino Rossi), lasciati crescere senza nessun controllo nell'illegalità più assoluta e nel degrado, mentre la Regione spende QUATTROCRENTO MILONI per la sua nuova sede. In una città dove ci sono 72 mila metri quadri di uffici sfitti è un'idiozia che merita vendetta.
Ci sono quartieri dove i negozi vengono comprati con buste di banconote in contanti. Ma da dove arrivano tutti questi soldi? Espellere gli immigrati? ci vuole qualcosa di più radicale, ma anche più banale. Rispetto della legalità. Ma chi governa questa città non è in grado, al contrario di altre amministrazioni. Sono solo degli ipocriti buffoni, qui non c'è solo colpa però, c'è dolo.