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AIDS, condom & cazzate varie
La prossima settimana ci sarà qui a Milano Convivio, raccolta di fondi a favore di ANLAIDS, e ne approfitto per riflettere su un tema a cui sono molto sensibile. Premetto che nella mia vita non sono mai stato un farfallone; qualche volta ci ho provato, ma non è che ci sia riuscito proprio benissimo. La realtà è che per interpretare il conquistador de femmine ci vuole personalità acida, pelo sullo stomaco e pettorali prorompenti. E io invece ho pettorali pelosi, acidità di stomaco e in effetti, personalità prorompente, ma non so se questo sia un bene. Sarebbe un discorso da continuare, ma magari in un altro post. Di AIDS come fenomeno epidemico si è iniziato a parlare quando io avevo 15 anni. La mia giovinezza è stata quindi costellata dalle svariate cazzate che, soprattutto nei bui anni '80 si sentivano intorno a questa malattia. La malattia degli omosessuali, dei drogati, la nemesi divina contro le perversioni....Ho vissuto l'ottusaggine soprattutto della chiesa cattolica ufficiale di fronte all'epidemia, con la sua guerra all'uso del profilattico, nonostante la gente morisse. Il Virus HIV è stato comunque un fattore sempre presente nella mia adolescenza. Devo dire la verità che non ho mai avuto particolari paure. Non per incoscienza, ma proprio per coscienza di che cosa era l'AIDS e di quali erano i comportamenti a rischio. Fatto sta che arrivò il giorno in cui una relazione stava diventando veramente importante. Allora fare il test per il virus HIV mi parve la cosa più corretta. Fu una cosa di una semplicità banale. Vai, ti bucano, e un paio di giorni dopo passi e ritiri il risultato. Tutto gratis e tutto, se vuoi, anonimo. Il tempo di una pausa pranzo, insomma. Era prevista una piccola intervista di routine con l'operatore sanitario, molto cordiale. Mi chiese perché volevo fare l'esame per l'HIV, e scoprii che quello che a me pareva un comportamento normale, cioè fare il test nel momento in cui iniziavo ad avere una vita sessuale più stabile (traduco monogamia e non utilizzo del profilattico), Non lo era affatto. Chissà quanta gente è morta perché questo concetto non era poi così normale come io supponevo. E' passato tanto tempo ma mi ricordo che quando andai a ritirare il risultato nella piccola sala d'aspetto sedevano due ragazzini di una magrezza impressionante, eta indefinita ma non più di 18/20 anni. Era un caldo maggio milanese, ma, mentre uno piangeva l'altro, con gli occhi segnati da occhiaie di chissà quante notti insonni stringeva le braccia intorno al corpo e tremava visibilmente; ho presente nitidi in testa quei pochi fotogrammi di quell'episodio e non penso che li scorderò mai, per quanto il mio hard disk sia antiquato e stia iniziando a perdere colpi.
1 commento:
Il problema più grande è proprio questo...che le persone non sono coscienti dei rischi che corrono e di cosa sia davvero l'AIDS.
E spesso è difficile far comprendere al proprio partner l'importanza di questo test (esperienza...).
Ad ogni modo, spero che il Convivio serva a qualcosa e sono anche contenta di fare la volontaria.
Buona giornata!
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